Il Blog degli studenti


05 maggio 2020

Scuola a distanza: cosa ci piace e cosa ci lascia perplessi

Autore Natasha Celati

In Italia, a partire da lunedì 9 Marzo 2020, sono state sospese le lezioni in aula nelle scuole ed università di ogni ordine e grado.

Cronaca recentissima e tristemente nota a tutti noi.

Dopo la prima comprensibile euforia di bambini e ragazzi per l’imprevista “vacanza”, è subentrata l’incertezza e la voglia di scoprire come sarebbe proseguito l’anno scolastico.

Dopo la prima comprensibile euforia di bambini e ragazzi per l’imprevista “vacanza”, è subentrata l’incertezza e la voglia di scoprire come sarebbe proseguito l’anno scolastico.

Bisogna riconoscere che in tutta Italia, seppur con tempi e capacità diverse, presidi ed insegnanti hanno reagito con energia e la scuola è ricominciata secondo questa nuova modalità: studenti e professori a casa, lezioni e materiale didattico caricati sulle varie piattaforme e in alcuni casi addirittura live, con la possibilità di dialogare ed interagire fra studenti e professori.

Certamente è tutto nato per rispondere ad una necessità ben precisa: il ben noto distanziamento sociale quale unico antidoto alla tragica pandemia, nell’attesa di un vaccino.

Eppure questo scenario, questo improvviso balzo nella modernità, fa riflettere sul profondo significato della scuola: è solo trasmissione di competenze? Oppure si fonda anche sulla relazione quotidiana fra ragazzi e professori, sulla condivisione di momenti non strettamente legati alla didattica, ma non per questo meno importanti (discussioni in classe, chiacchiere in corridoio, amicizie, rivalità, sentimenti…)?

Naturalmente, come molti fenomeni, porta con sé elementi positivi ed elementi negativi che possono aiutarci a decidere se quello che è nato da noi per una necessità, può diventare, magari parzialmente, una perfetta soluzione ad alcuni problemi.

Immaginiamo per esempio la possibilità di studiare ed ascoltare lezioni per tutti gli studenti, fino al più remoto villaggio in capo al mondo: una meravigliosa opportunità perché il sapere raggiunga tutti, senza discriminazioni. Significherebbe risparmio di tempo e denaro e, in alcuni casi l’unica alternativa alla rinuncia all’istruzione.

In Occidente invece, nel mondo che conosciamo noi, la tecnologia è già ampiamente disponibile e, sebbene possa e debba aiutarci nella quotidianità e anche nelle criticità come quella che stiamo vivendo, il rischio che corriamo è piuttosto che diventi pervasiva, invadente.

In conclusione, sfruttiamo appieno l’accelerazione avvenuta nel rendere la tecnologia amica della scuola, non dimentichiamo però, quando nuovamente sarà possibile farlo in tutta sicurezza, del valore formativo dello stare insieme, a scuola, ad imparare e a crescere culturalmente ed emotivamente.