Il Blog degli studenti


24 marzo 2020

Intersezionalità

Autore Gaia Molinari

Alle sette e trenta di tutti i lunedì mattina su un tram di Milano si incrociano due sguardi.

Lui è uomo, bianco, eterosessuale. Lei donna, nera, omosessuale.

La donna, nonostante sia nera, non dovrà litigare per potersi sedere sul tram grazie a Rosa Parks, attivista statunitense che nel 1955 diventò simbolo della rivolta sociale dei neri, rifiutandosi di cedere il posto sull’autobus ad un uomo bianco.

La Storia, ci insegna che ognuno combatte le sue battaglie. Spesso solo chi è vittima di soprusi e discriminazioni ha la forza di dedicare una vita intera ad opporvisi. Gahndi, Mandela, Giovanna D'arco, Flora Tristan. Discriminati e poi vincenti, vissuti e morti per un'idea.

Oggi invece io propongo una rivoluzione: metto da parte me, e vivo per un ideale.

Anche se non sono segregata in casa, nera, o censurata. Anche se non sono lesbica, ebrea o senzatetto. Anzi, proprio perché non sono niente di tutto ciò oggi mi batto per l' intersezionalità

Cos'è l'intersezionalità?

Il termine nasce in inglese: intersectionality, viene coniato nel 1989 dall'attivista giurista statunitense Kimberlè Crensham, e si riferisce alla possibile sovrapposizioni di diverse discriminazioni ed oppressioni simultaneamente. Una donna, nera, lesbica, è accettata per essere donna; per essere nera; per essere lesbica. Solo separatamente. Nell’insieme è ancora un mix troppo sorprendente per non far scalpore.

Nel 1976,  Emma De Graffenreid, madre lavoratrice afroamericana, insieme ad altre donne di colore, fece causa alla General Motors.

La società non assumeva donne nere da un decennio.

Certo, assumeva persone afro-americane (uomini) e donne (bianche), ma non donne di colore. Questo bastò ai giudici per escludere che si trattasse di un episodio discriminatorio, sostenendo che non si potesse richiedere un trattamento speciale per il semplice fatto di essere donne nere.

Io sono una ragazza bianca, fortunata. La mia complessa identità è osservata per intero.

Non significa che mai riceverò una porta in faccia o che sarò sempre vincente.

Abbiamo tutti identità complesse da accettare per intero.