• Home
  • Tutte
  • News
  • Il lavoro stagionale irregolare, uno dei grandi problemi dell’estate

Il Blog degli studenti


05 luglio 2021

Il lavoro stagionale irregolare, uno dei grandi problemi dell’estate

Autore Barbara Pernpruner

 

Come ogni anno, anche quest’estate si ripresenta la piaga dei lavoratori stagionali sfruttati per paghe misere e senza un regolare contratto. Senza dubbio una delle truffe più grandi nel mondo del lavoro, nei confronti dello Stato e dei lavoratori.

È tornata l’estate e moltissimi studenti (e non) si sono messi alla ricerca di un lavoro stagionale come camerieri, baristi, lavapiatti, bagnini, animatori. Sarebbe un ottimo modo per guadagnare qualcosa e fare un po’ di esperienza lavorativa, se non fosse un ambiente il più delle volte fatto di evasione fiscale e sfruttamento.

La pandemia avrebbe dovuto renderci migliori, dicevano. Invece non è proprio così, ma anzi ricadiamo sempre negli stessi errori e uno di questi è il lavoro nero stagionale. Il nostro Paese sta lentamente ripartendo e in queste settimane si è molto discusso di come proprietari di bar e ristoranti abbiano riscontrato delle difficoltà nel trovare dei dipendenti. La colpa secondo loro è degli italiani, che non hanno voglia di lavorare perché preferiscono percepire il reddito di cittadinanza e i ristori per gli stagionali. Ma è davvero così?

In realtà le cose sono ben diverse. I giovani vogliono lavorare, ma sono stufi di accettare lavori mal retribuiti e non in regola. Pensano al loro presente e al loro futuro e si rifiutano di continuare a essere truffati del loro tempo (spesso sottratto allo studio) per poi avere zero tutele e molti meno contributi versati di quelli che spetterebbero loro.

Vediamo come funziona il meccanismo applicato al lavoro stagionale. Generalmente, il titolare assume i lavoratori stagionali con un contratto part-time di 6 ore e 40 minuti come previsto dalla legge, per evitare sanzioni. Purtroppo, sappiamo bene che i dipendenti lavorano invece full-time con turni massacranti dalle 8 alle 12 ore consecutive e senza giorno di riposo durante i tre mesi della stagione. Lo stipendio è l’altra grande truffa, poiché è molto diffusa l’abitudine di dare una minima parte in busta mentre il resto viene pagato fuori busta con soldi liquidi, quindi evadendo le tasse. Tra l’altro, chi si comporta così scredita un'intera categoria mettendo in cattiva luce anche i datori di lavoro onesti che fanno di tutto per tenere in regola i propri dipendenti.

Sfortunatamente, il lavoro stagionale in nero è un problema davvero grave che affligge gli italiani da anni e lo conferma anche una recente ricerca dell’Eures, secondo la quale più della metà degli under 35 afferma di avere esperienze di lavoro sottopagato, oppure addirittura gratuito o senza contributi versati. Speriamo che sempre più persone si rifiutino di sottostare a queste condizioni di lavoro disumane, che la mentalità dei datori lavori cambi e che lo Stato intervenga in modo da limitare il più possibile questo triste fenomeno.